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Coronavirus mutato, ecco la buona notizia

A distanza di 8 mesi dal focolaio di Wuhan, ecco le parole di Paul Tambyah, presidente della Società Internazionale di malattie infettive e segretario del partito democratico di Singapore, rilasciate nel corso di un’intervista al quotidiano La Repubblica: “Sì, è cambiato ed è diventato meno letale“.

La mutazione del coronavirus

Un dato certo è questo: il coronavirus è diventato meno aggressivo. Sebbene i contagi sia aumentati nelle ultime settimane, lo confermano i dati sui ricoveri in terapia intensiva e, più in generale, la minore necessità di ospedalizzazione dei pazienti. Non si tratta di pura casualità o di colpi di fortuna, è la scienza a parlare. La letalità con o per Covid-19 sta subendo una sensibile diminuzione grazie alla diffusione di un ceppo sì più contagioso ma meno potente (cioè non mortale).

Due terzi dei nuovi contagi sono dovuti a questa mutazione, nota come D614G, che si è diffusa in tempi molto rapidi. Paul Tambyah ne è sicuro: “Un virus più contagioso ma meno letale potrebbe essere una buona notizia. Le due varianti sono quasi identiche. Le differenze non coinvolgono le aree che il sistema immunitario usa per riconoscere il virus. I vaccini non dovrebbero avere problemi”.

Alcuni dettagli del genoma del coronavirus sono cambiati, adattandosi così all’organismo umano. Come spiega lo scienziato, “il suo interesse è infettare più persone possibile senza ucciderle. Un microrganismo dipende dal suo ospite per sopravvivere e diffondersi. Evoluzioni simili – maggiore diffusione, meno sintomi – sono la regola nel mondo dei virus”. Questa notizia avvalora le dichiarazioni del professor Zangrillo sulla “morte clinica” del virus.

Maggiore vulnerabilità agli anticorpi

In seguito alla mutazione il virus potrebbe avere sviluppato una maggiore vulnerabilità agli anticorpi. Questo significa che potrebbe essere neutralizzato dal vaccino. Stando a una ricerca dell’Università della Pennsylvania, “l’aumento di infettività ottenuto grazie a D614G avviene al costo di rendere il virus più vulnerabile agli anticorpi neutralizzanti”.

Una volta entrato in contatto con il plasma dei convalescenti, inoltre, il genoma mutato risulta resistere meno. Analizzando le persone infettate si è constatato che il virus con la mutazione D614G non ha causato sintomi più gravi, sebbene naso e gola ospitassero quantità maggiori di microbi. Questa notizia, quindi, non fa altro che alimentare la speranza che la pandemia possa presto finire.

Fonte: www.ilgiornale.it

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