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Coronavirus, ricercatrice del Sacco: “No Amuchina e mascherine”

Il panico italiano scatenato dai numerosi casi di contagio da coronavirus all’interno dello Stivale sembra non mollare la presa. Nonostante le raccomandazioni provenienti dalle fonti istituzionali, in tanti continuano (in molti casi in maniera immotivata) a fare incetta di Amuchina e mascherine, al momento gli unici ‘rimedi’ contro il Covid-19.

Sebbene il ceppo italiano sia stato isolato al Sacco di Milano dai ricercatori Alessia Lai, Arianna Gabrieli, Annalisa Bergna, Carla Veo, Maciej Tarkowski, Claudia Balotta, Massimo Galli e Gianguglielmo Zehender e un possibile vaccino non dovrebbe essere così lontano, il Sars-cov2 continua, di giorno in giorno, a contagiare sempre più persone.

Intervistata da Cristiana Mariani de Il Giorno, Alessia Lai ha conversato con la giornalista circa le reali potenzialità del virus che sta allarmando tutto il mondo. Come spiegato dalla ricercatrice, il coronavirus andrebbe in realtà chiamato Sars-cov2, in quanto questo è il nome del virus, così come appartiene per il 70% alla famiglia di Sars e Mers, mentre Covid-19 è la malattia.

Dopo la spiegazione scientifica e il racconto di come lei e i suoi colleghi siano riusciti ad isolare il ceppo, la Lai ha detto la propria sul panico di questi giorni.

Come dichiarato ai microfoni de Il Giorno, infatti, la ricercatrice ha sottolineato di come il Sars-cov2 non sia un’influenza ma nemmeno un patogeno a pericolosità elevate. Il suo consiglio, dunque, resta quello di seguire le regole base dettate dal Ministero senza però sfociare nell’isterismo e nella psicosi di massa. Indossare la mascherina se non si è infetti, ad esempio, è del tutto inutile in quanto questo oggetto serve solamente a non trasmettere un virus che già si ha, e non a contrarne uno che non si ha.

Sebbene il virus non vada sottovalutato, secondo la Lai non si morirà di coronavirus: è per questo che la ricercatrice non ha fatto scorte né di Amuchina né di mascherine.

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