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Covid Spallanzani, cura domiciliare per over 65

L’Istituto di Farmacologia traslazionale (Ift) del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), in collaborazione con l’Istituto superiore di Sanità (Iss), ha condotto uno studio sulla relazione tra Covid e cura domiciliare a base di interferone beta per i pazienti over 65 con sintomi lievi.

Dopo l’approvazione del trial da parte dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), i ricercatori sono ora pronti a individuare pazienti sul territorio romano. La sperimentazione sarà condotta dallo Spallanzani di Roma, collaborando con l’Unità speciale di continuità assistenziale regionale (Uscar). I risultati emersi dallo ricerca saranno utili per constatare l’efficacia della terapia nel ridurre la progressione del Covid-19 verso forme più gravi, ma anche nel far sì che la negativizzazione avvenga in tempi più rapidi.

Il ruolo degli interferoni

Come dichiarato in una nota, gli interferoni sono fondamentali nelle infezioni virali, perché agiscono come un campanello di allarme: l’interferone beta ha proprietà immunomodulatorie, cioè ha la capacità di indurre anticorpi e stimolare le risposte cellulari contro il SARS-CoV-2.

Nei soggetti anziani i livelli di interferone si abbassano drasticamente, motivo per cui sono più vulnerabili alle infezioni. L’interferone, quindi, ha il compito di controllare le fasi più precoci di riproduzione del coronavirus e di attivare il sistema immunitario. Su questo punto focale si concentra lo studio, ossia sulla necessità di ripristinare nelle persone anziane i livelli di interferone ottimali nelle prime fasi dell’infezione.

“Ci aspettiamo che il trattamento con interferone possa stimolare una migliore risposta immunitaria contro il virus, minimizzando così il rischio di progressione della malattia”, queste le parole di Eleonora Aricò, coordinatrice del progetto per l’Iss.

Trattamento a casa dei pazienti

“L’interferone beta è da tanti anni in clinica e stavolta verrà usato a un dosaggio basso che non dovrebbe avere effetti collaterali – sottolinea Giuseppe Sconocchia dell’Ift-Cnr – Altri studi clinici lo hanno utilizzato in pazienti affetti da Covid-19, ma sempre in stadio più avanzato di malattia, quando forse era troppo tardi. Il razionale innovativo del presente studio risiede quindi nella tempistica del trattamento che infatti avverrà a casa dei pazienti“.

“La diffusione di nuove varianti virali – dichiara Emanuele Nicastri, direttore Uoc di Malattie infettive ad alta intensità di cura dello Spallanzani – mostra l’importanza di identificare farmaci anche domiciliari capaci di contrastare il virus sin dalle prime fasi di infezione, riducendo la sintomatologia nei soggetti più vulnerabili al Covid-19″.

Fonte: www.adnkronos.com

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