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Novavax, nuovo vaccino con tecnologia antica

Ieri l’Ema ha dato il via libera al nuovo vaccino Novavax. Si tratta del quinto ad aver ricevuto l’approvazione, dopo Moderna, Pfizer, AstraZeneca e Johnson&Johnson. La nota positiva di questo vaccino è che potrebbe far presa sugli scettici poiché usa una tecnologia tradizionale trentennale.

Immesso sul mercato con il nome di Nuvaxovid e Covovax (in India), l’ultimo in ordine di tempo è un vaccino proteico, contiene infatti al suo interno frammenti prodotti in laboratorio della proteina Spike, che si trova sulla superficie del virus SARS-CoV-2, e un adiuvante, la saponina.

Novavax è un vaccino genico

A differenza degli altri vaccini a mRna e vettore virale, Novavax è un vaccino genico, realizzato mediante la tecnica delle proteine ricombinanti. Questa tecnologia è in uso sin dagli anni ’80 (è stata per esempio impiegata contro l’epatite B). La tecnologia a mRna, invece, consiste nell’iniettare un frammento di Rna per favorire la produzione della proteina Spike.

Novavax è composto da frammenti proteici del virus partendo dall’immissione in un ‘baculovirus’ (virus privato del suo contenuto genetico) di una porzione di Dna con le informazioni utili a produrre la proteina Spike. In una fase successiva, il virus infetta alcune cellule e, quando il materiale è all’interno, il materiale genetico utile a produrre la proteina Spike viene liberato dal baculovirus. Dopo essere stata prodotta, la proteina Spike viene rilasciata al di fuori delle cellule. Le nanoparticelle virali contengono fino a 14 proteine Spike e in aggiunta c’è anche un adiuvante che stimola il sistema immunitario.

Stando al protocollo del nuovo vaccino, il Novavax deve essere somministrato in due dosi a distanza di 21 giorni. Quando viene inoculato, il sistema immunitario si attiva leggendo le particelle proteiche come estranee: a questo punto comincia ala produzione di difese naturali attivando anticorpi e linfociti T e B. 

Fonte: www.ansa.it

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