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Coronavirus, raggi solari lo neutralizzano otto volte più velocemente del previsto

Uno studio dell’UC Santa Barbara ha affermato che i raggi solari avrebbero la capacità di neutralizzare il coronavirus fino a otto volte più velocemente rispetto a quanto emerso dalle precedenti ricerche sul rapporto tra Covid-19 e raggi UV. Se confermata, si tratterebbe di una notizia molto importante per quanto concerne il rischio di contagio all’aperto soprattutto durante i mesi più caldi dell’anno: in seguito a questo studio potrebbero essere sperimentate nuove soluzioni per combattere la diffusione del virus negli ambienti chiusi.

Il ruolo del sole contro i virus

Lo studio, pubblicato sulla rivista Journal of Infectious Diseases, ha messo a confronto due ricerche (una teorica e una sperimentale) che si sono concentrate sull’efficacia dei raggi solari UV-B nel rendere inattive le particelle virali del coronavirus. I raggi UV-B rappresentano il 5% dei raggi UV (la restante parte è composta prevalentemente da raggi UV-A), sono presenti principalmente nei mesi caldi (da aprile a ottobre) e la loro lunghezza d’onda media è tra i 315 e 280 nanometri.

Questi raggi, di norma, uccidono microbi e sono responsabili dei “danni solari” a cui sono esposte le nostre cellule. Dai risultati della ricerca è emerso che sarebbero capaci di distruggere il Sars-CoV-2 otto volte più velocemente di quanto si ipotizzasse.

Studio dai risultati inaspettati

Questa ricerca potrebbe portare a rivalutare il ruolo dei raggi UV-A, che si pensava non potessero avere alcuna efficacia contro il coronavirus. Secondo il dottor Luzzatto-Fegiz, uno degli autori della ricerca, i raggi UV-A potrebbero interagire con la saliva umana che si disperde nell’aria e si deposita sulle superfici, e “che a sua volta potrebbe interagire con il virus, accelerando l’inattivazione”.

Lo studio ha posto l’attenzione anche sulla funzione germicida dei raggi UV-C, fondamentale per i luoghi semi-sterili come gli ospedali ma non per altri ambienti come cucine o mezzi pubblici, dove questa tipologia di raggi ultravioletti interagirebbe con il particolato producendo ozono nocivo da respirare.

Luce solare come disinfettante

Secondo i ricercatori, la luce solare naturale può essere usata come disinfettante per materiali non porosi contaminati. Se la sensibilità dei raggi UV-B e dei raggi UV-A dovesse essere confermata, potrebbero essere create nuove strategie per tenere sotto controllo il virus anche nei luoghi chiusi. Al momento si tratta solo di ipotesi, ma quel che è certo è che nei prossimi mesi la ricerca proseguirà al fine di dare risposte certe sulla relazione tra coronavirus e raggi UV.

Fonte: www.quotidiano.net

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