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Si svuotano i reparti COVID-19: il sollievo degli operatori sanitari

Insieme come nella foto di fine anno, come la squadra che vince il campionato. Come Anna Magnani che si portava in faccia le sue battaglie eppure ricordava che non c’è niente di più bello di chi si rialza dopo essere caduto, “con qualche cicatrice in più ner core ma co’ la voglia de stravorge er monno, anche solo con un sorriso”. Si rialzano insieme mentre uno dopo l’altro i reparti Covid chiudono in tutta Italia. E sorridono con gli occhi sotto le mascherine, alzano le mani guantate in segno di vittoria. Qualcuno allarga le braccia per dire “era il minimo che potevamo fare”. Quelli in piedi e quelli accovacciati, medici e infermieri. Sono foto dal fronte dopo che il nemico è arretrato e in trincea aleggia lo stupore: ha attaccato in fretta, con la stessa fretta smobilita.

Dal nord al sud si compie un rituale di liberazione a domino dove i primari ballano con gli OSS, il personale sanitario posta sui social un balletto. Sembra una puntata felice di Grey’s Anatomy sulle note di Laxed di Jawsh 685, il drappello di chirurgia ancheggia sotto scritte a pennarello: ’Noi chiudiamo, voi fate i bravi’ e ’Il futuro dipende da te’. Ci sta la retorica del sopravvissuto, un’euforia che precede il ritorno alla routine. Ma che tipo di routine: niente sarà come prima, almeno per un po’. Una giovane pediatra della provincia di Torino prestata all’emergenza mostra la copertina strapazzata di ’Kafka sulla spiaggia’. Haruki Murakami le è stato vicino nelle notti troppo lunghe e lei ha sottolineato la frase in cui si è riconosciuta: “Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c’è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi era entrato”.

Ritrovarsi sulla stessa barca. Doversi a vicenda una terribile lealtà. Ci sono cose che si imparano meglio nella calma ma per altre ci vuole uno tsunami. Questi signori bardati da astronauti hanno imparato che la vita non è aspettare che passi l’uragano ma cominciare a ballare sotto la pioggia. Sono diventati fratelli. Si sono passati l’ombrello per settimane e adesso vanno insieme a vedere l’arcobaleno.
Quello di Susa è un piccolo ospedale. L’ultimo paziente Covid è stato dimesso e non sarà elegantissimo, ma il messaggio che il personale appende sulla porta viene dal cuore: ‘Fuckcovid19’. “Non ci crediamo ancora – scrive il dottor Alfredo Monaco –. Oggi è la vittoria di una grande squadra che non si è mai arresa a quella che sembrava una Caporetto”.

Tornano alla vecchia funzione i reparti di Ortopedia e Urologia a Rivoli, chiude il settore Covid a Jesolo messo su in 96 ore, a Varese nessuno dei medici e degli specializzanti è stato contagiato e anche questa “per noi è una vittoria”. Napoli, Taranto, Brindisi. La grammatica della malattia torna a riproporre i suoi spaventi ad ampio raggio ma per qualche giorno è una cosa buona e si può fare la ola.

Fonte e foto: www.quotidiano.net

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